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12/01/2010

Chissà chi ho intervistato quando ho intervistato J.T. Leroy

Per mesi e mesi, nel 2004, 'corteggiai' via mail J.T. Leroy - allora astro sfavillante della narrativa americana tutt'altro che senza motivo - per farmi concedere un'intervista esclusiva. Il mio interlocutore telematico - chiunque egli/ella fosse - si rivelò disponibilissimo eppure inafferrabile: ti inviava magari una mail al giorno, un pensierino affettuoso, una battuta, un emoticon; ma quanta fatica per scrivere le risposte alle tue domande. Certo, poi alla fine, settimane e settimane dopo, le risposte arrivarono, a 3 domande su circa 10, ma mi accontentai, felice dello scoop e sicuro di aver stabilito un 'contatto' affettuoso con uno scrittore al quale guardavo (e guardo) con ammirazione.

Per la cronaca, riporto domande e risposte in questione di seguito: 

Quanto sono lontani i paesaggi del tuo West Virginia dai colori, dai sapori di Roma che hai avuto modo di conoscere nel 2002?

Beh, nei miei libri mi sono limitato a scrivere del West Virginia. Con Roma potrei riempirne pile e pile... 

Per te sono più importanti i libri o gli amici? E i libri sono amici?

Sono cose molto diverse, difficile dire qual è la più importante. Ho bisogno di scrivere per la mia sanità mentale, ma farei qualsiasi cosa per poter riuscire a smettere. Ma a quanto pare è una cosa che devo fare. Mi viene fuori dalla testa, è un processo benefico, sai, mi fa bene anche se a qualcuno può sembrare traumatico. Per quanto riguarda i miei amici... beh, alcuni di loro sono famosi e la gente ne parla, ma la maggior parte no. Da parte mia io faccio tesoro di loro allo stesso modo. Nemmeno riesco a dirti quanto. Mi sento benedetto dalla presenza di così tante brave persone nella mia vita, il genere di anime che soffiano la vita nel mondo. 

Come vedi l’eventualità di scrivere un romanzo di pura fiction? Qualcosa in cui il pubblico non riesca a vedere nulla della tua vita?

Penso che gli scrittori abbiano una loro essenza, come i cuochi. Ho notato che tutti i piatti cucinati dalle persone hanno un guato che li contraddistingue, anche se usano spezie diverse, come una firma. E così è per gli scrittori: tu puoi dire ‘Questo l’ha scritto Caio, questo Sempronio’. Ognuno ha la sua essenza, il suo gusto per le cose che ritiene importanti. Personalmente non credo ci sia nulla come la scrittura autobiografica. Ricordo di aver letto qualcosa su questo esperimento: hanno preso degli studenti del terzo anno di Legge, li hanno condotti ad un processo simulato. Nel bel mezzo del processo, i ricercatori hanno simulato una rapina a mano armata. Nessuno sapeva che era una rapina finta, ed i ragazzi erano terrorizzati. I ricercatori hanno filmato tutto, così da avere un fatto, un riscontro oggettivo. E poi hanno raccolto le testimonianze di tutti i presenti. Nessuno è riuscito a descrivere le cose correttamente: come erano vestiti i rapinatori e così via. Ogni esperienza si è rivelata molto personale e soggettiva. Così, se mia madre avesse scritto un libro sarebbe stato molto, molto diverso, non trovi? Quello che davvero voglio dire è che la gran parte di ciò che la gente vive come esperienza è molto soggettivo ed è in gran parte metafora. Ed è il motivo per cui anche tutto quello che scrivo, anche se potrebbe non sembrare, è completamente fiction.

 Ma il bello doveva ancora venire...

Quando infatti nel 2005 dovetti occuparmi per lavoro del film di Asia Argento "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa", mi ripromisi di presentarmi di persona a J.T., che sapevo sarebbe stato presente alla conferenza stampa di Roma, per continuare a voce la nostra conversazione via mail, che nel frattempo non si era interrotta. Dopo aver assistito a una sostanziale scena muta del giovane biondocrinito incappellato occhialuto scrittore davanti alla platea dei giornalisti, che pure si era più volte sciolta in affettuosi applausi ai suoi stitici sussurri, mi sono avvicinato a lui e ho iniziato a chiacchierarci. Dai 10 minuti seguenti ho tratto alcune certezze:

 

a) la persona che mi stava di fronte non aveva la più pallida idea di chi ero nonostante ci fossimo scambiati una cinquantina di e-mail personali (pensai che era strafatto o 'poco lucido' come si conviene a una star massacrata dal jet-lag)

 

b) la persona che mi stava di fronte era palesemente di sesso femminile (fianchi da donna, sederotto da donna, collo da donna, mani da donna: a 20 cm di distanza sembrava una ventenne di quelle che incontri sulla metro).

 

Ai colleghi presenti, che avevano tutti nessuno escluso avuto la stessa sensazione, un sedicente beninformato spiegò che J.T. era "in cura ormonale per cambiare sesso". Dopo la deflagrazione dello scandalo letterario che ha svelato la reale identità di J.T. Leroy, credo di poter dire con quasi certezza che l'autrice delle e-mail era Laura Albert (a saperlo andavo a salutare lei!), e con assoluta certezza che la persona con la quale ho amabilmente conversato per un po' era la cicciottella attrice/performer Savannah Knoop. Ah, dimenticavo. Con J.T. non ci siamo più scritti.

Qualcosa si era rotto tra di noi, vai a capire cosa. 
 

08/01/2010

Và dove ti porta il Google

Ovvero: digitare stronzate su Google può farti capitare nei luoghi più impensati, ad esempio Mangialibri. 

Forse non tutti sanno che chi gestisce un sito internet ha oggi a disposizione fior di software per conteggiare, analizzare, vivisezionare e certificare il traffico degli internauti sul proprio sito. Uno strumento utilissimo, non c'è che dire, che permette di capire quali sono le cose che interessano di più alla ggente, qual è l'identikit del lettore medio, come funziona la navigazione del proprio sito, etc. Come qualsiasi webmaster sa, il traffico proveniente da ricerche su Google costituisce ormai una percentuale se non maggioritaria poco ci manca del traffico su internet. Orbene, i suddetti software per le statistiche di traffico sul web sono in grado di dirci quali parole ha digitato una persona prima di capitare sul nostro sito. Si tratta delle cosiddette 'keyphrases', o 'keywords' se si tratta di una parola sola.

Detto questo, voi non avete idea. E siccome mi fa piacere che invece abbiate idea di quali menti sublimi condividono con voi magari in questo stesso momento la navigazione su Mangialibri, ecco un elenco delle keyphrases più significative notate nell'ultimo mese:
 

* foto di ragazze nei banchi di scuola ma nude (la risposta ferma e coerente del pubblico internet al problema del bullismo scolastico)

 

* foto orrende guerre (oddio, per farci cosa?)

 

* lubrificanti per mettere nel culo (qui per farci cosa si intuisce)

 

* modelle romane negli anni '60 (se erano viterbesi no?)

 

* libri su dio (questo si prepara la valigia per il ponte del Primo maggio, letture da ombrellone)

 

* il messaggio dei romanzi di giuseppe culicchia (a saperlo!)

 

* american psycho deforestazione (che cazzo di rapporto ci sia tra Bret Easton Ellis e la deforestazione non mi fa dormire la notte)

 

* corso di erre moscia (geniale!)

 

* porno da gustare (pronunciato con la erre moscia dopo aver frequentato il corso)

 

* armi nel 1400? (feticismo della spingarda, non male... bisogna lavorare su quel punto interrogativo, però)

 

* porca porno (non le fanno più le donne di una volta)

 

* torturatrice (...)

 

* frustare a sangue (ehm, grazie, avrei un impegno)

 

* macchine con modelle (mmm... guarda che cerchi in lega...e la leva del cambio? sìììì)

 

* episodio fantasioso del mio cid (studioso di Letteratura spagnola o truffatore delle assicurazioni?)

 

* anarchici e programmatori (generazzzione digggitale)

 

* corsi per pornostar (con la erre moscia o senza?)

 

* centralinista porno (precariato docet)

 

* rito di iniziazione giovani guerrieri romani (ma accettare con serenità la propria omosessualità no?)

 

* bodybuilding e omosessualità (outing in vista nelle docce della palestra)

 

* cachet pornostar (precariato docet 2)

 

* frati bdsm (questo cercava i monaci sadomaso o la mia vita sessuale comincia a sapersi in giro?)

 

* frati a fumetti (non so se è più inquietante l'idea di un fumetto su di me o sui frati veri: entrambe le cose sadomaso, naturalmente)

 

* fumetti si sfidano delle bande di motociclisti (costruzione logica [?!] della frase a parte, togliendo la s di sfidano è poesia pura)

 

* donna robocop (l'utero è mio e lo gestisco io!)

 

* allergia all'aglio (Dracula è vivo e lotta per noi)

 

* schiava sessuale (non le fanno più le donne di una volta 2)

 

* scrivere immersi nel silenzio (dopo le torturatrici e le porche porno un attimo di romanticismo ci vuole, cazzo)

 

* soldatesse americane (a questo Abu Ghraib je fà un baffo)

 

* fantasmi cercano assassino di bambini (lo troveranno su Google?)

 

* pantofole di cotone (internet e terza età, un rapporto in crescita)

 

* manifesto ultrà roma (Commando Marx & Engels)

 

* le giornate di sodoma porno (perchè quelle normali fischiano...)

 

Ma la cosa che più mi fa impazzire é: ma se io digito su Google che so, soldatesse americane con la erre moscia che si inchiappettano con pantofole di cotone nel 1400 e per un fortuito gioco di citazioni e rimandi appare anche un link a Mangialibri, che ci clicco a fare? Crisi di coscienza? Crollo delle diottrie? Ottimismo innato? Boh.

Chiunque tu sia, sei il benvenuto. Ora infilati le pantofole di cotone, dai, che ho passato la cera.

16/12/2009

Recensori di libri in via d'estinzione: è un male, dopotutto?

Adotta un recensore di libri! Non sporca, mangia i croccantini e sta lì buono in un angolo a leggere tutto il giorno.

Già, perché c'è chi dice che i recensori di libri sono una specie in estinzione (gasp!). No, non l'abbiamo letto su L'Intrepido nella sala d'attesa dell'urologo, c'è tanto di Campaign to Save the Book Review strombazzata su tutti i blog, le riviste e i giornali che contano e messa su dal National Book Critics Circle (NBCC), l'associazione dei critici letterari statunitensi, studiosi coi controcojoni, òmini de lettere co du cosi così. 

Cosa sta succedendo di tanto terribile nell'allegro mondo delle recensioni letterarie? Succede che nello spazio di pochi mesi alcuni tra i più importanti quotidiani statunitensi hanno eliminato del tutto dal sommario la rubrica delle recensioni dei libri (The San Francisco Chronicle), l'hanno spostata ai giorni 'morti' nei quali la tiratura del giornale è molto più bassa perché non se lo comprano manco i pensionati per andare ai giardinetti (The Chicago Tribune), l'hanno fortemente ridimensionata nello spazio tanto che per leggerla ci vogliono gli occhi bionici (The Los Angeles Times). Altri quotidiani - più stronzetti e infidi - hanno scelto di non eliminare le recensioni di libri, ma di farle gestire dal precario di turno cacciando via a calci nel culo giornalisti che stavano lì da decenni (Raleigh News & Observer, Atlanta Journal Constitution, Arizona Star, LA Weekly). E ancora, ancora, ancora. 

Le caselle e-mail dei liberal di tutta America traboccano di appelli accorati in difesa della dignità professionale di questo o quell'editor, mentre intellettuali di chiara fama si lanciano in commoventi difese della figura del recensore di libri, ultimo bastione contro l'avanzata delle tenebre dell'ignoranza. Tutto vero, per carità. Ma tutto anche un po' miope. Stiamo parlando di una battaglia in difesa della cultura o solo del più recente episodio della crisi inarrestabile che ha colpito il mondo della carta stampata negli ultimi decenni? 

Intendiamoci: a me mica dispiace che un manipolo di stimati giornalisti/letterati di mezza età salvi la poltrona, qua nemmeno la spiaggina di plastica bianca da 5,90 euro presa da Bricofer ci abbiamo, già mi sembra fantascienza che i recensori di libri siano una categoria professionale con tutti i crismi, figuriamoci se mi permetto di dire ah. Ma mi corre l'obbligo - da bravo gianburrasca agent provocateur furbetto insinuatore cacacazzi ma innocuo - di domandarmi/vi qualche cosuccia: quante persone leggono i libri dei quali hanno letto le recensioni sui quotidiani? Quante persone leggono le recensioni dei libri sui quotidiani? Quante persone leggono la pagina della cultura dei quotidiani? Quante persone leggono i quotidiani? Un sottoinsieme di un sottoinsieme di un sottoinsieme di un sottoinsieme (ho saltato un sottoinsieme? Uno, due, tre, quattro: no, ci siamo). Ma soprattutto: perché sul Corriere dello Sport non ci sono le recensioni dei libri ma mezza pagina di pubblicità di telefoni porno? 

E se lo spazio delle recensioni dei libri non fosse più il quotidiano cartaceo? Se i blog, i siti di condivisione delle proprie letture (roba tipo Librarything e aNobii, per capirci), i newsgroup fossero più adatti, funzicassero meglio? Difendere a spada tratta la recensione old-fashioned, un po' editorialone che non se capisce gnente un po' trafiletto con due righe di trama e il libro gentile omaggio della casa editrice nemmeno aperto lo riciclo agli amici a Natale "E' bellissimo, leggendolo ho pensato a te" ha un senso? Il nuovo avanza, lasciamo il San Francisco Chronicle al suo destino. Ma nel frattempo certo, rompiamo i coglioni ai padroni dei giornali, che quello male non fa. Eh eh...